Storia del Santuario

Il Santuario di S. Maria della Misericordia

Castelleone (Cremona)

 

PRESENTAZIONE


È certamente, il santuario, il più bel tesoro di famiglia. Un dono che fa di questa cristiana una realtà unica, segnata profondamente da Maria, dolce amica dei giorni più significativi della vita, pre¬senza radicata ormai nella sua storia e luminosissima “stella della evangelizzazione”.
Alle soglie del nuovo millennio e nella immediata vicinanza della gioiosa ricorrenza del “compleanno” del Signore Gesù, il santua¬rio ritrova tutta la sua forza di “luogo del mistero” di un Dio che si è fatto misericordia per ogni uomo, ma anche di “luogo della vita cristiana” dove la devozione si trasforma in sincera volontà di con¬versione.
“Il Santuario si offre come memoria della nostra origine presso il Signore del cielo e della terra”, voluto da Maria e richiesto a una semplice donna del popolo; “si profila come segno della divina Presenza, luogo dell’alleanza, dove sempre di nuovo si esprime e si rigenera la comunità del patto” che cresce giorno per giorno nel dialogo, mediato dalla Vergine, tra Dio e i suoi figli; “si pone come profezia del domani di Dio nell’oggi del mondo” (cfr. “Il Santuario, memoria, presenza e profezia del Dio vivente” Pont. Cons. della Pastorale per i Migranti).
Il titolo di S. Maria della Misericordia riconduce facilmente a Colui che è in mezzo a noi volto del Padre “ricco di misericordia”, che rivela la sua onnipotenza soprattutto con la grazia del perdono. In questa ottica viene ripresentato il percorso storico di questo dono di Dio e la ricchezza di un presente che continuamente si rin¬nova.
Che per tutti coloro che passano attraverso questo luogo sia pos¬sibile sperimentare l’amore infinito di Dio attraverso il sorriso di Colei che viene venerata, qui, come Madre di Misericordia.

Castelleone, 12 settembre 1999

Don Eugenio Mondini
Parroco

1 - LA STORIA


Il Santuario di Santa Maria della Misericordia, costruito dal 1513 al 1525 su disegno dell'architetto S. Agostino de Fondutis, sorge sul luogo delle quattro apparizioni della Madonna ad una pia donna castelleonese, Domenica Zanenga, nei giorni 11, 12, 13, e 14 maggio dell’anno 1511.
Le fonti storiche sulle sacre apparizioni e sul Santuario sono da ricercare in alcuni documenti di archivio e in due scritti di indubbio valor storico: la “Castelleonea” di don Domenico Fiameni del sec. XVII e la “Castelleonea sacra” di Mons. Alessandro Pagani Parroco di Castelleone dal 1800 al 1820.
I tempi in cui avvengono i fatti prodigiosi, che nella vita religiosa di Castelleone lasceranno un segno profondo, sono inquieti, tumultuosi.
Castelleone fu sempre terra di confine, quindi di contrasti e di lotte violente tra Crema e Cremona, tra Milano e Venezia; fu perciò periodicamente oppressa e molestata da truppe mercenarie dell’una e dell’altra parte. Per gli abitanti del borgo queste frequenti contese erano causa di vessazioni, di distruzioni materiali e di dolorose rovine spirituali.
Il 15 maggio 1509 giungono sotto le mura del Castello, che si ergono possenti sotto la vigile ombra della torre d’Isso, le truppe armate che combattono al servizio del re di Francia. Dopo un’eroica resistenza i castelleonesi si arrendono onorevolmente, conservando i privilegi loro concessi dalla Serenissima nel 1499.
È tuttavia una breve parentesi: tre anni dopo Castelleone sarà ripresa dai veneziani.
E in questa alterna vicenda storica che si inserisce la sequenza delle quattro apparizioni della Vergine Maria Madre di Misericordia.

 

LA VEGGENTE


Umile protagonista di questa grandiosa vicenda è una donna del popolo: Domenica Zanenga. Nasce nel settembre del 1461 dai coniugi Antonio e Orsola Cominetti, nella contrada Boffalora di Castelleone.
La sua è una vita semplice, serena, anche se tribolazioni e difficoltà le procurano amarezze e lacrime: la sua religiosità profonda sempre la sostiene e la conforta. Rimasta presto vedova, con i due figli Lorenzo e Comino, attende al lavoro dei campi. Coltiva una vigna a nord di Castelleone, oltre la roggia Orfea, di proprietà del Parroco Paolo Omodei.
Domenica era ricca di fede e di timor di Dio, di spirito di penitenza; gli stessi fatti prodigiosi di cui fu protagonista e che riempirono tutta la sua vita, nulla tolsero o aggiunsero alla sua attività quotidiana.
Dopo la straordinaria avventura del suo incontro con la Vergine, Domenica rientra nell’ombra, nel silenzio: più intenso è solo il ritmo della sua preghiera e delle sue penitenze.
Nel maggio del 1520 Domenica muore. Nel suo ultimo pellegrinaggio alla Misericordia era stata accompagnata da una folla orante. La sua salma, da allora, riposa nel Santuario della dolce sua Signora. Sulla tomba una iscrizione latina ricorda ancora oggi al pellegrino la grande missione compiuta in umiltà da questa donna:


QUI NELLA PACE DEL SEPOLCRO
RIPOSA COLEI ALLA QUALE
UN TEMPO LA MADRE DI DIO
PIÙ VOLTE APPARVE
E MUOVENDOLE INCONTRO
LE RIVOLSE LA PAROLA.

 

LE SACRE APPARIZIONI


Là nella vigna, in una pausa del suo lavoro, mentre nel silenzio quieto della campagna Domenica prega, la Vergine le appare avvolta da luce singolare.
È l’11 di maggio 1511. Alla meraviglia attonita della pia donna fa riscontro la dolcezza serena di Maria che fa di lei, umile e semplice, la messaggera della Misericordia Divina.
“Alzati, Domenica, non temere! Io sono la Madre di Misericordia.
- Tutti preghino Dio e facciano penitenza dei loro peccati. Troppo è offeso il Signore.
- Assicura tutti che io non mancherò mai di intercedere per i peccatori pentiti e di ottenere per loro perdono e misericordia.
- Si facciano pubbliche preghiere e rigorosi digiuni nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato.
- Siano santificati e non profanati i giorni di festa.
- È mio desiderio che si costruisca in questo luogo una chiesa e sia chiamata Santa Maria della Misericordia”.
La celeste visione scompare. Domenica ritorna al paese e va, secondo l’indicazione della Madonna, a portare il suo Messaggio.
Nessuno però le crede: non il vice parroco Matteo da Ponte, non i Consoli; anzi la trattano da pazza e le ordinano di tornare alla sua casa e di guardarsi bene dal mettere in giro voci di presunte visioni.

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Il giorno seguente, 12 di maggio, Domenica, tutta rattristata, ritorna al suo lavoro. La Vergine le appare la seconda volta; riconferma le sue richieste e le domanda una collaborazione di sofferenza; porterà due segni di dolore nel suo povero corpo: è resa muta e storpia.
“Torna al Castello - dice la Vergine - rinnova le mie richieste. Sarai creduta ed io ti ridarò la salute.”
Domenica, muta, con la mano rattrappita e il corpo mezzo paralizzato, faticosamente si trascina alla chiesa parrocchiale; il vice parroco e i Consoli sembrano attenderla. E un dialogo penoso; le autorità la interrogano e Domenica risponde con gesti e con segni.
Narrano le cronache che un prete, Don Giacomo Zoveni, buono, ma incredulo, presente all’interrogatorio, prende per mano Domenica, come a scuoterla e richiamarla alla gravità delle sue affermazioni; ma egli stesso rimane menomato nella mano e nel braccio. Viene steso un rapporto intorno ai fatti e inviata una delegazione a Cremona perché riferisca al Vicario della Diocesi Mons. Baldassarre Cavagnino.
Intanto la popolazione, conosciuti i fatti, vuol vedere Domenica, parlarle. A malapena i figli riescono a difenderla dalla curiosità dei concittadini.
Il 13 maggio, Domenica sente il richiamo del luogo del suo incontro con la Madonna. Accompagnata dai figli e da una folla orante va alla vigna. C’è anche quel povero prete provato dolorosamente nel corpo a causa della sua incredulità. Dopo un po’ di tempo, trascorso in preghiera sia dalla veggente che dalla folla, ecco per la terza volta lì, accanto a Domenica, la Madonna, la conforta, la rassicura e le ripete: “Ritorna al Castello, ripeti i miei desideri. Tutto ti sarà creduto”. In quell’istante Don Zoveni è guarito. D’ora in avanti sarà il più ardente difensore di Domenica.
Da Cremona intanto sono tornati i Delegati del Prevosto e dei Consoli con la risposta del Vicario Generale: “Si osservi tutto quanto Domenica ha domandato a nome della Madonna”.
Il notaio Giacomo Arnolfo scrive l’ordine dei Consoli per il giorno seguente: “Tutto il popolo si rechi alla vigna delle sacre apparizioni”.

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Il 14 maggio tutta Castelleone è la, oltre la roggia Orfea. Ci sono i confratelli del Consorzio di Maria Vergine e quelli di S. Pietro Martire; ci sono i Monaci di Santa Maria in Bressanoro; c’è tutto il Clero della Parrocchia guidato da don Matteo Da Ponte; ci sono al completo le Autorità del Borgo. Infine c’è Domenica, condotta su un rustico carretto e seguita da una folla immensa.
Per la quarta volta ella vede la Madonna che, come segno della sua presenza le ridona la salute; anche moltissimi ammalati, là convenuti in quel giorno, guariscono improvvisamente. La Madonna rinnova le richieste e le promesse fatte nella prima apparizione, poi scompare.

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Ora che la Madonna ha parlato, la terra castelleonese risponde. Ed è una risposta che, iniziata in quel lontano 11 maggio 1511 è continuata e si è allargata nei secoli fino ai giorni nostri.
Il Santuario sorse quasi subito nella verde pianura, a gloria di Maria e come asilo di pace ai tribolati, agli erranti, ai sofferenti che in lunghe file vi accorsero per deporre ai piedi della Madre Celeste le loro pene, le loro angosce, i loro peccati.
E in questo luogo santo la Madre della Misericordia ha continuato a largheggiare in benedizioni e grazie come nei giorni delle sue apparizioni.

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Quasi a confermare gli avvenimenti prodigiosi e come a garantire la vita e gli sviluppi del Santuario, quasi subito iniziarono e poi continuarono le visite autorevoli dei Vescovi: quella di Gerolamo Trevisano nel 1522; di Benedetto Accolti nel 1543; di Federico Cesio nel 1558; nel 1556 di Nicolò Sfondrati che poi divenne Papa Gregorio XIV; nel 1600 quella di Cesare Speciano; del Card. Paolo Sfondrati nel 1608; di Giovanni Brivio nel 1620; del Card. Pietro Campori nel 1623. Presenze così frequenti e così qualificate alle quali si aggiunsero nel tempo Bolle e Brevi Apostolici dei Pontefici, in diverse occasioni e tempi, confermano, chiarificano e rendono più sicuri i favori elargiti dalla Madonna e la considerazione in cui era tenuto il Santuario.
In tempi anche più vicini e fino ai nostri giorni, Pastori venerati ed insigni e folle e organizzazioni cattoliche sono accorsi a questo asilo di pace a portare omaggio di fede e di pietà a Maria e a ricevere da Lei la materna carezza della Misericordia.

 

IL CARDINALE NICOLÒ SFONDRATI ORDINA L’ESAME DEI TESTIMONI DELLE APPARIZIONI


È questa una notizia di non poca importanza per la convalida dei fatti straordinari delle apparizioni e per la pietà dei devoti.
È tolta dal cap. XX della “Historia della chiesa di Santa Maria della Misericordia” di Don Clemente Fiameni, scritta nell’anno 1643.
“Nel 1580 venne di settembre in pensiero alla nostra Magnifica Comunità di tenere una così dolce memoria, et grata della apparizione di Maria Vergine, et non solo confirmar la devozione et memoria ne gl’anni di quelli ch’allhor vivevano, ma lasciarla ancor più cara et certa, che fosse possibile a posteri suoi, però mandò a Cremona Daniele Boldrigaro et Bernardino Signora accompagnati volontariamente da Mons. Don Lorenzo Belingeri, nostro Prevosto, a Mons. Nicolò Sfondrati Card. et Vescovo di Cremona (che fu poi Papa Gregorio XIV) a supplicarlo che volesse concedergli licenza di far stampare l’Historia di detta apparizione, miracoli et grazie, et così mandò a Castelleone Mons. Settimio Borserio suo Vicario Generale per informazione debita, et presa esecuzione di detta supplica, così venne alli 1° di settembre di detto anno et così vista una autentica scrittura di Giacomo Arnolfo, Notaro in Castelleone del 1511 et collegiato in Cremona, che trattava della detta apparizione et miracoli et grazie, et riconosciuta da molti et essaminati il R. Don Battista Dossena che per 36 anni continui aveva esercitata la cura delle anime in Castelleone, di vita bona et bona dottrina, Cristoforo Manara, Dionigio Pigola, Battista Chiesa homeni tutti reali, sinceri, bonissimi christiani, che passavano gli ottanta, testimoni di vista, et esaminati Marco Zanenga, Battista Mombello, Andrea Melesi, vecchi boni, et molti altri che avevano parlato con i lor padri e madri, et altri che furono presenti testimoni di vista, et data alcune Bolle notificanti tal apparitioni, miracoli et grazie, et viste moltissime tavolette votive, et la bella Fabrica, et riferita ogni cosa a Monsignore Reverendissimo Nicolò Sfondrati nostro Vescovo fu concessa licenza di poter far stampare detta apparizione, miracoli et grazie alla Nostra Magnifica Comunità, la quale diede ordini alli tre antiche Regenti sopra nominati, che facesser raccoglier le grazie et miracoli occorsi dalla morte dell’Arnolfo notaro da esso non scritti, acciò si facesse un buon compito libro”.

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In data 20 febbraio 1896 fu inoltrata la richiesta al Capitolo Vaticano, firmata dal Prevosto di Castelleone, dal Prefetto del Santuario e dagli Amministratori, per ottenere la facoltà di incoronare il simulacro di Maria Madre di Misericordia. Per il sollecito interessamento di Mons. Geremia Bonomelli, Vescovo di Cremona, con Decreto del 19 aprile 1886 il Venerando Capitolo Vaticano dava facoltà all’Ordinario Diocesano di incoronare il simulacro della Vergine con tutte le forme e le cerimonie volute dal rito.
Tre giorni impegnarono la Comunità castelleonese nel preparare gli animi alla celebrazioone di questo evento gioioso che rimarrà memorabile nella storia di Castelleone.
Il 12 settembre 1886, festa del Nome di Maria, una folla immensa era convenuta al Santuario, dove sul piazzale, davanti alla Chiesa, adornata di arazzi, di ceri e di fiori, era stata posta la statua della Madonna.
Mons. Geremia Bonomelli, Vescovo di Cremona, circondato da illustri Presuli - Mons. Guindani Vescovo di Bergamo, Mons. Agliardi Nunzio Apostolico in Cina, Mons. Scalabrini Vescovo di Piacenza, Mons. Bignami Abate di Casalmaggiore - pose sul capo del Bambino Gesù e della Madonna l’aurea corona donata dai fedeli castelleonesi. L’entusiasmo e la commozione furono grandi.
Da allora, ogni anno, la seconda domenica di settembre. nel ricordo di questo fausto avvenimento, si ripete il devoto pellegrinaggio della Parrocchia al Santuario.

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Il 14 settembre 1986 si è celebrato il primo centenario della Incoronazione della Madonna Madre della Misericordia. Presiedeva la solenne concelebrazione Sua Eminenza il Cardinal Francis Arinze, latore di un messaggio di saluto e di benedizione di Papa Giovanni Paolo II; concelebranti S. Ecc. Mons. Enrico Assi Vescovo di Cremona e S. Ecc. Mons. Libero Tresoldi Vescovo di Crema. Presenti al completo tutte le Autorità Civili e Militari e una folta schiera di Sacerdoti.
Una folla immensa di pellegrini qui convenuti dalle Parrocchie della Zona e anche da più lontano, prese parte, attenta, devota e commossa allo svolgersi dei sacri riti.

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L’11 maggio 2011 cadeva il V Centenario delle Apparizioni. La ricorrenza chiedeva di essere commemorata con solennità; anche la popolazione ha sentito la necessità di manifestare riconoscenza alla Madre celeste per i benefici accordati alla comunità di Castelleone lungo i secoli. Un triennio di preparazione ha contribuito a mantenere viva la devozione alla Vergine (anche con un ideale ‘gemellaggio’ con il Santuario di Lourdes nella persona del Vescovo locale, mons. Perrier, presente al Santuario ad aprire l’ultimo anno di preparazione). I giorni delle Apparizioni sono stati celebrati con un buon concorso di persone, ma soprattutto la giornata dell’11 maggio ha visto la presenza del cardinale Giovanni Battista Re (originario di Borno, Brescia), del vescovo diocesano mons. Dante Lafranconi, la benedizione del Papa Benedetto XVI e la presenza di numerosi sacerdoti (della zona pastorale, nativi di Castelleone e altri che vi hanno prestato servizio). Erano presenti altresì le Autorità civili e militari del paese, della provincia e della Regione. La celebrazione è stata animata da un coro composto da cantori di varie parrocchie, partecipata da più di un migliaio di persone, in un clima di raccoglimento che ha manifestato una fede discreta ma sincera della popolazione. Hanno accompagnato nella preghiera alcune Comunità religiose e Monasteri dove erano presenti vocazioni nate o cresciute a Castelleone. Frutto di questo Centenario è stato l’impegno di avviare una piccola ‘tradizione’ : l’ultimo sabato di ogni mese la recita del rosario in processione, partendo dal paese fino al Santuario, iniziativa tuttora in vigore. Una lapide è stata posta all’ingresso del Santuario stesso a ricordo dell’evento.

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L’imminente GIUBILEO DELLA MISERICORDIA, indetto da papa Francesco (8 dicembre 2015-20 novembre 2016) vede il Santuario come una delle quattro chiese giubilari della Diocesi. Vi sarà celebrata l’apertura ufficiale la domenica 13 dicembre, presieduta dal Delegato del Vescovo mons. Mario Barbieri. Per l’occasione sono previsti appuntamenti di vario genere, in particolare le numerose occasioni per le confessioni in vista dell’indulgenza plenaria legata a questo ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA.

 

2- L’ARTE


A poco più di un chilometro dal paese, in mezzo al verde dei campi, si innalza il Santuario della Misericordia.
L’insieme della costruzione colpisce per l’equilibrio dei volumi che si muovono agilmente nello spazio, per la grazia degli ornati che ne alleggeriscono e rendono mosse le murature.
L’11 di maggio del 1513, ricorrendo il secondo anniversario delle apparizioni, fu benedetta e posta la prima pietra da Don Matteo Da Ponte con licenza del Vescovo di Cremona e per delega del Parroco di allora, il milanese Don Paolo Omodeo.
L’architetto autore di questo gioiello artistico è Agostino Fondulo o De Fondutis, che progettò e diresse la costruzione dall’anno 1513 al 1525.

 

L’ESTERNO DEL SANTUARIO


Il corpo della fabbrica presenta attualmente uno spiccato svilup¬po a croce latina per l’aggiunta di una campata agli inizi di questo secolo (nel 1910 su progetto dell’Ing. Valcarenghi di Castelleone). L’aggiunta della campata di accesso, se da un lato poteva essere giu¬stificata da una maggiore esigenza di spazio, dall’altro ha nuociuto all’unitarietà dell’insieme della costruzione, alterando le intenzioni dell’Architetto che ne aveva elaborato l’originario progetto.

 

LA FACCIATA E IL CORPO CENTRALE


La facciata non è perciò quella originaria: allungandosi di una campata la chiesa, la primitiva fu abbattuta. L’attuale fu costruita molto simile a quella precedente. In essa si ripetono i motivi orna¬mentali in cotto delle nicchie, delle cornici, dei rosoni, delle losan¬ghe che in successione ritmica si sviluppano nelle campate origina¬rie come nei due transetti e nelle pareti del corpo absidale a forma pentagonale. Elegantissima poi la cupola poligonale che si innalza all’incrocio dei transetti.

 

L’INTERNO


La costruzione è ad una sola navata con volte a vela. La prima campata, legata al rifacimento effettuato all’inizio del secolo, è decorata a motivi geometrici monocromi, eseguiti ad imitazione degli ornati ottocenteschi che rivestivano tutto l’interno prima dei restauri del 1965.
Al limite della seconda campata (ove con intenzionale rispetto è stata lasciata allo scoperto nel pavimento la sagoma della primitiva facciata) è visibile, in tutta la sua bellezza ed armonia, la linea del disegno del De Fondutis: le due campate distinte da lesene, i due transetti e il presbiterio, gli archi sobriamente decorati, il tamburo e la cupola. Il tutto è scandito da cornici in cotto di squisita fattura, riportate alla semplice eleganza della loro originale funzione deco¬rativa. Il pavimento, realizzato nel 1965 in sostituzione del primi¬tivo in cotto, è in marmi policromi: le pareti sono state tinteggiate in modo da dare singolare risalto alle modanature.
Stando sotto la cupola si gode la visione più completa e più bella del Santuario: i volumi dell’abside, dei transetti e della navata, sono la base di un ardito tamburo e di una cupola che richiamano la matrice insuperabile di Santa Maria delle Grazie in Milano.
Nel tamburo si aprono tredici nicchie (raffiguranti gli Apostoli e il Cristo). La cupola, a calotta distin¬ta in tredici spicchi, è in laterizio a vista.

 

LA DECORAZIONE PITTORICA


Subito dopo la morte dell’architetto De Fondutis era stato chia¬mato a lavorare in Santuario un pittore certamente dotato di note¬vole sensibilità artistica, cui appartengono le tredici figure che compaiono nelle nicchie del tamburo: il Cristo e gli Apostoli (la figura di Giuda è sostituita da quella dell’Apostolo Paolo). Sotto ogni nicchia compare il nome della figura corrispondente. Gli stu¬diosi attribuiscono questo lavoro ad un Anonimo Bramantinesco.
Nei quattro pennacchi sono invece le figure degli Evangelisti, eseguite da Pietro Mariani, castelleonese, nel secolo XVIII.
Nelle ancone degli altari laterali appaiono pregevoli resti di una decorazione del tardo ‘500. Le due composizioni superstiti rappre¬sentano la Crocefissione e la Trasfigurazione (quest’ultima di evi¬dente ispirazione romana, essendo parzialmente copia della famo¬sa opera di Raffaello).
In presbiterio sono visibili due tele di Angelo Bacchetta (1862), che raffigurano la Deposizione e la Resurrezione di Cristo. Nella fascia centrale dell’arco del presbitero sono dipinte le quattro scene dell’apparizione della Madonna a Domenica Zanenga.

 

IL PRESBITERO E L’ALTARE


La sistemazione del presbitero è stata realizzata nel 1936 in occasione del primo cinquantenario dell’Incoronazione, su proget¬to dell’Architetto Ing. Aresi di Milano. Se il lavoro appariva abba¬stanza riuscito allora, ora risulta fuori luogo per l’evidente contra¬sto che balza immediato fra la semplicità e l’eleganza della navata e la pesantezza dei marmi di rivestimento e dell’altare.
L’anno 1989 sono state tolte le Balaustre, posto un nuovo altare, dove si celebra la S. Messa, un nuovo Ambone con i quattro Evangelisti e un nuovo Crocifisso.
Le tre opere in bronzo dello scultore Maurizio Zurla di Crema.

 

PENITENZIERIA


Se ne sentiva un gran bisogno e l’anno 1992 si è realizzata la PENITENZIERIA. I due artistici confessionali sono opera di Sonni Giovanni, artigiano castelleonese, del 1860.

 

VIA CRUCIS


Nel 1995 sono state poste le Via Crucis, scolpite in legno, opera di un Maestro di Ortisei.

 

LA STATUA DELLA MADONNA


Non erano ancora trascorsi cinquant’anni dall’apparizione (1560) che i castelleonesi “desiderosi di far sempre qualcosa alla detta Chiesa si risolsero di far intagliare a rilievo una immagine di Maria Vergine”. I Reggenti andarono a Cremona e “accordati con l’eccellente scultore Giovanni Paolo Maltempo cremonese, ebbero la bella e desiata immagine che spira certo misericordia et mode¬stia et nobiltà talché mai viddi una simile et portata a Castelleone fu benedetta dall’allora Prevosto don Gian Battista Pozzi et trion¬falmente accompagnata alla Misericordia”. E il Fiammeni annota che oltre ai castelleonesi vi presero parte “quasi infiniti forestieri”.
Mons. Pagani nella sua “Castelleonea Sacra”, dopo averla detta “bellissima, pregiabile”, così descrive la statua: “la altezza può dirsi al naturale ed è tutta ben intagliata nei suoi panneggiamenti, e dipinta, così che non occorrerebbe vestirla. Ma come il popolo amava vedere le statue vestite.., così anche questa vedesi vestita”.
Purtroppo, condiscendendo all’uso del tempo, per adattarle degli abiti preziosi, la statua venne sfiancata, mutilata e quindi rovinata. Ed è un vero miracolo che si sia rispettato il volto dall’espressione soavissima, spirante materna bontà. La statua è stata restaurata grazie al contributo locale del Mercatino piccolo dell’antiquariato, che ha provveduto anche al restauro dell’abito e del manto a ricami d’oro.

 

LE TAVOLETTE VOTIVE


Tra i dipinti in possesso del Santuario c’è una serie di ex voto, ora depauperata in seguito ad un furto sacrilego avvenuto alcuni anni fa: sono la testimonianza di una devozione secolare e un segno della gratitudine della gente di Castelleone per favori spirituali ottenuti dalla loro Celeste Patrona.

- In preparazione all’ANNO SANTO del 2000 è stato rifatto il tetto del Santuario e del chiostro. Un nuovo impianto di illumina¬zione e di riscaldamento per il Santuario e alcuni locali per l’ACCOGLIENZA.
- In occasione del V Centenario delle Apparizioni (11-14 maggio 2015) sono stati restaurati gli affreschi della cupola dell’abside e delle cappelle laterali.

 

IL VIALE


Il borgo di Castelleone è collegato con il Santuario da un bellis¬simo viale asfaltato, ingentilito da un duplice filare di ippocastani.
La primitiva strada di collegamento fra il paese e il Santuario partiva da Porta Isso, e fu abbandonata nel 1817, quando venne aperto il nuovo viale eseguito su progetto dell’Ing. Carlo Venturelli e per volontà del Dott. Antonio Cogrossi, deputato provinciale, il quale raccolse il suggerimento dato dall’Imperial Regio Governo che stimolava i Comuni e le Provincie a compiere opere pubbliche al fine di incrementare la massima occupazione della mano d’ope¬ra locale. Il viale fu completato definitivamente nel 1821.

 

3- LA DEVOZIONE ALLA MADRE DI MISERICORDIA


Madre di Misericordia: questo è il titolo che la Madonna ha scelto per sé nel Santuario di Castelleone. Custodi di questo titolo sono tutti i castelleonesi, ma in particolare i Sacerdoti.
Dal 1516 al 1527 il Santuario fu custodito da un Eremita; dal 1527, da Sacerdoti diocesani il cui incarico è illustrato e definito da una Bolla di Paolo III; dal 1617 al 1780, dai Padri Agostiniani, che all’inizio del secolo XVII costruirono il loro Convento di cui resta una parte, recentemente restaurata, che abbraccia la zona absidale del Santuario; dal 1780 ad oggi, da una serie ininterrotta di Sacerdoti diocesani. Oggi è responsabile del Santuario un Sacerdote appartenente al Clero della Parrocchia di Castelleone.

 

CELEBRAZIONI RELIGIOSE


Sotto la guida dei suoi Parroci, in ogni secolo la Comunità castelleonese tributò alla Madonna della Misericordia la più tenera e filiale devozione.
Intensa e solenne è, ogni anno, la novena in preparazione alle feste anniversarie delle Sacre Apparizioni (11, 12, 13 e 14 maggio).
Il Tempio si riempie di fedeli che dal paese si riversano al Santuario, nonostante l’ora mattutina e la prospettiva di una gior¬nata di faticoso lavoro.
L’ 11 maggio è giornata festiva per la popolazione di Castelleone, che in processione si porta alla Misericordia per la Santa Messa Solenne.
La seconda domenica di settembre, festa anniversaria dell’Incoronazione, si ripete l’omaggio dei fedeli alla Madonna nel suo Santuario.
Le principali feste mariane che ricorrono durante l’anno sono celebrate con particolare solennità.
Ma in tutti giorni dell’anno la Madonna non è mai sola: ogni buon castelleonese sente il bisogno di incontrarsi con Lei, per un saluto, per una preghiera, per farla partecipe di una gioia o di una sofferenza.
Le Parrocchie vicine, nel mese di maggio, ripetono annualmen¬te il loro pellegrinaggio al Santuario secondo un calendario rigoro¬samente rispettato.
Del resto la fama del Santuario di Castelleone ha ormai varcato i confini diocesani: il suo titolo di “Misericordia” interessa e richia¬ma da ogni parte anime in cerca di silenzio, di raccoglimento e di preghiera.
In Santuario si tiene ogni primo giovedì del mese: l’ORA di MARIA, alle ore 15,30.
Ogni secondo venerdì del mese, si raduna il Gruppo di PREGHIERA di san P. Pio.
Si svolgono momenti di preghiera, celebrazioni, e ritiri spiri¬tuali.
Ultimamente (dal 2011) parte una processione serale, ogni ultimo sabato del mese, con la recita del rosario, dal paese al Santuario.

 

L’INDULGENZA PLENARIA


Lungo il corso dei secoli la Sede Apostolica concesse al Santuario della Misericordia Privilegi e Favori Spirituali:
Indulgenza plenaria e parziale da lucrarsi in diverse solennità dell’anno liturgico; indulgenza plenaria per i Sacerdoti celebranti all’altare maggiore, dichiarato “Altare Privilegiato”.
Con la Costituzione Apostolica “Indulgentiarum Doctrina” del 10 gennaio 1967, avente lo scopo “di elevare a maggior dignità l’uso delle indulgenze”, tutti i privilegi spirituali, goduti dal Santuario nel passato sono stati abrogati.
Ma, dietro istanza di Mons. Danio Bolognini, Vescovo di Cremona, la Penitenzieria Apostolica in data 17 marzo 1969 ha concesso al Santuario della Misericordia, in perpetuo, la possibilità per i pellegrini di acquistare l’indulgenza plenaria in due ricorren¬ze religiose dell’anno:
- il 1° novembre Solennità di tutti i Santi;
- l’11 di maggio festa anniversaria della prima apparizione della
Madonna, Madre di Misericordia.
Le condizioni per lucrare l’indulgenza sono:
- Pentimento sincero dei propri peccati.
- Confessione e Comunione anche prima o dopo le solennità.
- Devota visita al Santuario nel giorno delle solennità recitando un Padre Nostro e il Credo,
- Una preghiera per il Sommo Pontefice (ad esempio, un “Padre Nostro” e una “Ave Maria”).

 

LA MESSA IN ONORE DELLA MADONNA

ANTIFONA DI INTROITO (ebr. 4)


Accostiamoci al trono delle grazie con piena e sicura fiducia, per avere misericordia e trovare grazia che ci soccorra al tempo oppor¬tuno. Alleluia.

 

PREGHIERA


O Dio, la cui misericordia non ha confini: per l’intercessione della Santa Madre dell’Unigenito Tuo Figlio concedi a noi di godere lar¬gamente questa misericordia in terra e di meritare la gloria nei cieli. Per il nostro Signore Gesù Cristo che vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE


Ti portiamo queste offerte, o Signore Dio, venerando la Madre del Tuo Figlio Gesù Cristo, Signore nostro: Egli stesso che ne è l’i¬spiratore, abbia, la bontà di presentarti i nostri doni. Lui che è Dio e vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (Is. 63)


Celebrerò i benefici del Signore, le glorie del Signore per quanto ci ha fatto. Egli è grande in bontà: ci trattò secondo il Suo amore, secondo la grandezza della sua misericordia. Alleluia.

 

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE


O Dio che ci hai saziato con il Corpo e il Sangue prezioso del Tuo Figlio Unigenito, concedi a noi di trarne efficace salvezza e misericordia eterna, sostenuti dalle preghiere e dalla protezione della Sua Santa Madre. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Preghiera alla Madonna della Misericordia


Vergine Santissima, Avvocata e Madre nostra,
che apparendo ad una pia vedova hai chiesto che si erigesse un Santuario,
da Te stes¬sa chiamato ‘della Misericordia’,
per assicurarci che chiunque Ti avesse invocata sarebbe stato esaudito,
ascolta la preghiera che pieni di fiducia Ti domandiamo.
Noi siamo indegni di tanto favore,
ma poiché Tu hai voluto essere chiamata ‘Madre della Misericordia’,
ci teniamo sicuri che il Tuo Divin Figlio non guarderà alla nostra indegnità,
ma ascolterà la Tua preghiera, ed insieme alla grazia che desideriamo
ci otterrai anche il perdono dei nostri peccati
perché, assistiti da Te in vita, confortati nel punto della morte,
verremo poi a cantare un giorno le Tue Misericordie in Cielo per tutta l’eternità. Amen.

 

Novena a Maria Santissima Madre di Misericordia Invocazioni

 

Vergine Santa, Madre di Dio e Madre nostra, che apparendo in questo luogo voleste essere invocata con il dolce nome di Madre di Misericordia, prostrati dinnanzi a Voi, con pietà filiale Vi diciamo:

I
Madre di Misericordia, vera Madre di Gesù, otteneteci dal Figlio Vostro e nostro Redentore la grazia di vivere sempre nella luce
della Sua dottrina ed essere suoi veri imitatori e fedeli seguaci fino alla morte.
Ave Maria.

II
Madre di Misericordia e salute degli infermi, otteneteci dal Signore la grazia che ci preservi e ci guarisca dalle malattie del corpo, ma molto più da quelle dell’anima.
Ave Maria.

III
Madre di Misericordia e consolatrice degli afflitti, che in questo Santuario tanti dolori avete confortato e tante speranze piamente riaccese, otteneteci la rassegnazione nelle prove della vita e cristia¬na fortezza nel portare la croce che il Signore ci assegna.
Ave Maria.

IV
O Madre di Misericordia e rifugio dei peccatori, che con mater¬na sollecitudine invitate a conversione e penitenza, otteneteci il perdono dei nostri peccati e la grazia di non mai più commetterne.
Ave Maria.

V
O Madre di Misericordia e aiuto dei cristiani, che scampaste dagli orrori delle guerre e dai pericoli delle eresie, aiutateci a com¬battere coraggiosamente i nemici delle nostre anime, sosteneteci nella difesa della nostra virtù fino alla fine, affinché possiamo un giorno raggiungerVi in cielo per i meriti di Gesù Cristo, al quale con il Padre e con lo Spirito Santo sia onore e gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
Salve Regina.

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Con approvazione ecclesiastica.

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